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Prevenzione


Ipertensione arteriosa: non una malattia ma una condizione di rischio da monitorare e trattare

a cura del dott. Guido Sampaolo

[MMG, Specialista in Medicina Interna e in Cardiologia Referente Formazione Medicina Generale AV2 - ASUR Marche - Referente FIMMG Marche Formazione MG - Coordinatore Équipe Territoriale MG Osimo]

Guido Sampaolo Ipertensione Cardiologica Marche Onlus L'ipertensione arteriosa non è di per sé una malattia, ma una condizione di rischio cardiovascolare, che può sfociare nel tempo in una malattia a carico del cuore, dei vasi sanguigni, dei reni, del cervello, attraverso infarto, ictus, dialisi. Le persone che ne sono affette devono gestire al meglio, insieme al proprio medico, questo problema, affinché ciò non si verifichi. Per fare questo è necessario assumere e mantenere abitudini di vita adeguate ed essere scrupolosi e costanti nell’assumere la terapia.

Un’attività fisica regolare contribuisce ad abbassare i livelli di pressione arteriosa ed è utile per ridurre la massa grassa, il colesterolo e i trigliceridi, aumentando così la quota di colesterolo HDL (colesterolo buono). Non è necessario essere un atleta, è invece importante che l’attività fisica venga svolta con regolarità; l’esercizio fisico è parte importante della terapia. È utile scegliere il tipo di attività che piace di più o che è più semplice da effettuarsi, per ridurre il rischio di abbandonare l’esercizio dopo i primi tempi.

Camminare a passo svelto, fare jogging, andare in bicicletta o fare cyclette, nuotare sono possibilità alla portata di tutti. Un esercizio di 30-40 minuti almeno 3-4 volte la settimana può essere sufficiente per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. In ogni caso, il tipo di attività fisica più adatto, considerando età e condizioni cliniche, può essere concordato con il medico.

Un’alimentazione equilibrata e relativamente povera di sale e grassi animali produrrà sicuramente altri benefici, misurabili anche questi con una riduzione dei valori di pressione, con un miglior controllo del peso corporeo e con un abbassamento dei livelli di colesterolo e trigliceridi: una sana alimentazione contribuisce in modo decisivo alla riduzione del rischio cardiovascolre. È necessario consumare quotidianamente verdura (e frutta) come parte importante dei pasti. Nel caso di sovrappeso od obesità, occorre concordare con il medico un programma di perdita di peso, attraverso un’alimentazione sempre completa nei nutrienti essenziali, ma più povera di calorie.

Non bisogna assumere più di 5-6 grammi al giorno di sale da cucina: questo quantitativo è contenuto in un cucchiaino da caffè. Va anche considerato che esistono alimenti di largo uso che sono già molto ricchi di sale, come ad esempio salumi e formaggi stagionati; il loro uso deve essere molto limitato (per l’apporto di calcio, indispensabile, si può utilizzare latte, yogurt, formaggi freschi). Per insaporire i cibi, in alternativa al sale si possono utilizzare erbe aromatiche. Meglio non assumere più di 2 bicchieri di vino al giorno (per una persona adulta). Per condire, usare olio di oliva crudo, preferendolo a burro e margarina.

Smettere di fumare è estremamente importante, perché consente di ridurre notevolmente il rischio cardiovascolare. È particolarmente importante approfondire questo discorso con il medico.

Misurare correttamente la pressione è fondamentale per poterla curare al meglio

È dimostrato che la misurazione effettuata dallo stesso paziente al domicilio (auto misurazione domiciliare) è più affidabile e più utile della misurazione effettuata nello studio medico. L’uso quindi di apparecchi per l’auto misurazione è altamente consigliato. Si ricorda inoltre di acquistare sempre un apparecchio validato (che abbia quindi le garanzie internazionali di qualità) da un rivenditore che garantisca anche l’assistenza (tutti gli apparecchi vanno tarati regolarmente dopo alcuni anni d’uso); non acquistare apparecchi da polso perché non forniscono misurazioni affidabili.

Misurare la pressione in modo corretto è indispensabile perché il risultato sia giusto e sia quindi utilizzabile dal medico per decidere cosa sia meglio fare. La misurazione non è un atto banale e richiede una tecnica precisa. Alcune semplici regole da seguire: essere a riposo da almeno cinque minuti; non aver bevuto caffè o fumato da almeno mezz’ora; non avere indumenti stretti alla vita o al braccio; sedersi comodamente, ben appoggiati allo schienale; non incrociare in alcun modo le gambe o i piedi; appoggiare il braccio sul tavolo, circa all’altezza del cuore; avvolgere il manicotto in modo corretto intorno al braccio.

Bisogna misurare la pressione solo quando serve. I risultati dell’auto misurazione vanno riportati al medico che deciderà se e quale terapia intraprendere e  indicherà quando eseguire il successivo controllo. La pressione non è costante nel corso della giornata e, soprattutto, è influenzata dall’attività fisica, dalla tensione emotiva, dalla presenza di dolore etc. Il pericolo legato ad un rialzo modesto e transitorio della pressione è bassissimo.

A meno di valori molto elevati (approssimativamente pressione massima maggiore di 220 mmHg e minima maggiore di 120-130 mmHg), non è necessario alcun intervento urgente, ma è sufficiente ricontrollare la misurazione ed informare il medico.



Sistema cardiocircolatorio: come difenderlo dall'inverno

Cardiologica Marche OnlusCon le basse temperature dell’inverno possono insorgere o acutizzarsi problemi nel sistema cardiocircolatorio, soprattutto nelle persone con ipertensione arteriosa od eventi cardiaci alle spalle (coronaropatia, cardiopatia ischemica e/o malattie delle valvole cardiache etc.).

Ipertensione

Col freddo, la persona affetta da ipertensione arteriosa può essere soggetta ad un aumento dei valori pressori, che a volte necessita di un cambiamento della terapia farmacologica normalmente assunta. La bassa temperatura comporta la costrizione dei vasi sanguigni con conseguente aumento delle resistenze vascolari periferiche e quindi della pressione; una situazione spesso asintomatica e che richiede pertanto un controllo periodico della pressione stessa.

Cardiopatie

Il paziente affetto da coronaropatia o cardiopatia ischemica che si espone a temperature basse può andare incontro a crisi di angina (dolore retrosternale causato da una diminuzione del flusso sanguigno nelle coronarie, le arterie che portano ossigeno e nutrimento al cuore), o a causa dell’aumentato lavoro cardiaco (frequenza cardiaca, pressione arteriosa) richiesto per riscaldare il corpo per fattori vasospastici (contrazione abnorme delle pareti dei vasi sanguigni) accentuati dal freddo che vanno a restringere ulteriormente la cavità del vaso già ridotto a causa della placca aterosclerotica (componente caratteristica della patologia ischemica).

Valvulopatia

Chi è affetto da malattie delle valvole cardiache, soprattutto quelle caratterizzate da un restringimento e un minor passaggio del sangue nei vari compartimenti (stenosi valvolare aortica o stenosi mitralica), possono risentire di un peggioramento delle proprie condizioni in seguito all’incremento della pressione e della frequenza cardiaca secondarie con l’abbassamento della temperatura.

Sindrome metabolica

Anche chi non ha particolari patologie cardiache dovrebbe prendersi cura maggiormente del suo cuore in inverno: l’organismo tende infatti ad accumulare peso, con la tendenza a muoversi meno, a passare più tempo in casa (riduzione del metabolismo energetico) ed a consumare alimenti più calorici soprattutto nelle festività di Natale. Sedentarietà e scorretta alimentazione sono tra le maggiori cause della sindrome metabolica, la cui diagnosi prevede che siano presenti almeno tre dei seguenti indici: circonferenza addominale aumentata, bassi livelli di colesterolo HDL, aumentati livelli di trigliceridi, ipertensione arteriosa, iperglicemia. Per questo è fondamentale un’equilibrata alimentazione ed una corretta e costante attività fisica.

L’aiuto dell’attività fisica in inverno

Il nostro corpo ha bisogno di muoversi e lavorare, ne è ulteriore conferma il fatto che uno stato prolungato di riposo lo fa ammalare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che l’assenza di esercizio è causa di numerosi decessi al mondo ogni anno e che la sedentarietà ha una responsabilità diretta nell’insorgenza di malattie cardiovascolari in circa il 22% dei casi. Sebbene le malattie cardiovascolari siano multifattoriali, la pratica della sola attività fisica, se moderata e costante, è infatti in grado di esercitare un’azione preventiva molto importante, comportando una riduzione del 30-50% del rischio di subire malattie coronariche. Dopo un evento cardiaco, l’esercizio fisico rappresenta una componente importante della riabilitazione cardiologica che ha lo scopo di permettere al cuore di eseguire un lavoro ad una data intensità con un dispendio energetico minore. Il movimento rappresenta la scelta più efficace e di certo più piacevole per combattere obesità, diabete, ipercolesterolemia, ipertensione e perfino stress e ansia che sono fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Il beneficio massimo, in termini di riduzione del rischio cardiovascolare, si ottiene con attività fisica aerobica, ad intensità moderata (equivalente ad una camminata a 4-5 km/h), per 30-40 minuti al giorno con un’attività minima di 150 minuti a settimana (ottimale 300). Il momento migliore della giornata per eseguire attività fisica è il pomeriggio, in quanto il mattino presto è il momento in cui frequenza cardiaca e pressione arteriosa registrano il maggiore aumento fisiologico. Anche in inverno risulta fondamentale quindi ritagliarsi del tempo per svolgere regolare attività fisica utile al nostro organismo e al nostro cuore, ma senza fare sforzi per cercare di consumare le calorie in più assunte durante pranzi e cene particolari. Molti credono che la classica passeggiata digestiva dopo pranzo aiuti a digerire, ma non è così: anzi, chi ha problemi cardiovascolari dovrebbe proprio evitarla soprattutto quando fuori fa freddo. La digestione richiede infatti un grande lavoro da parte del nostro corpo ed una concentrazione maggiore del sangue a livello gastroenterico, in particolare dopo pasti abbondanti e ipercalorici; aggiungere attività fisica ad un processo digestivo già impegnativo per il nostro organismo richiede uno sforzo cardiaco maggiore per mandare più sangue alla muscolatura, aumentando così il rischio di avere problemi cardiologici.

L’aiuto del cibo in inverno

Ad ogni stagione, ma ancor di più nei mesi più freddi, occorre stare attenti all’alimentazione perché gioca un ruolo nella prevenzione e nel controllo dei fattori di rischio. È importante cercare di mangiare in modo equilibrato e che assicuri un corretto apporto di grassi, proteine, carboidrati ed eliminando le bevande alcoliche, osservando ovviamente il bilancio energetico. La Dieta Mediterranea, che privilegia il consumo di acidi grassi monoinsaturi (olio di oliva) e polinsaturi (pesce, noci), è stata associata alla riduzione del rischio cardiovascolare, in quanto questi acidi grassi sono antagonisti del colesterolo. Le linee guida raccomandano, soprattutto ai pazienti colpiti da un attacco di cuore, una dieta che possa aiutare a non superare i limiti consentiti di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e i valori della pressione arteriosa, oltre a privilegiare gli HDL, riducendo il consumo di carne, uova e insaccati, compresa la carne bianca.


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Nel cuore dell'estate

Riprendiamoci un sano stile di vita con la bella stagione


L'estate può essere un’ottima alleata per ridurre il colesterolo con semplici gesti uniti a regole di alimentazione e stile di vita. È infatti nota la sua forte incidenza tra i principali fattori di rischio per i nefasti eventi cardiovascolari ed altre importanti patologie. La bella stagione può rappresentare quindi l’occasione giusta per un aumento di movimento e per un’alimentazione più curata ed equilibrata, magari da portare a casa a fine stagione.

Le giornate meno stressanti della vacanza (intesa sia come viaggio ma anche come semplice cambio di abitudini e liberi da lavoro e consueti impegni) possono essere anche il momento ideale per smettere di fumare e per diminuire il consumo di alcol: due semplici gesti capaci di per sé di ridurre notevolmente il rischio cardiovascolare.

Anche l’alimentazione, come abbiamo già avuto modo di sottolineare molte volte, ha la sua fondamentale importanza in un sano stile di vita e quindi nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. I classici insalatoni estivi sono veri e propri alleati del benessere in questo periodo: pasti equilibrati, freschi e leggeri sono il toccasana per le nostre arterie e di conseguenza una protezione per il lavoro del muscolo cardiaco.

Frutta e verdura, inseriti in un regime dietetico mirato, contribuiscono insomma a ridurre il livello di colesterolo, magari unito a specialità di pesce ricchi di acidi grassi polinsaturi del tipo Omega 3, contribuendo al funzionamento del sistema cardiovascolare.

nel cuore dell'estate sano stile di vita associazione cardiologica marche onlusCome dicevamo prima, le giornate più lunghe e il periodo di vacanza possono essere occasione per concedersi qualche variazione nel nostro stile di vita, e dove possibile mantenerla come abitudine per tutto l’anno, come un’attività fisica regolare e seguendo il proprio ritmo. Anche piccole camminate veloci di 30 minuti in zone verdi o sul lungomare, oppure qualche vasca nella piscina della struttura che ci ospita, sono già sufficienti a creare una buona e salutare abitudine. L’attività fisica di per sé riduce la pressione arteriosa ed aiuta a ridurre il colesterolo totale aumentando invece quello buono.

Correre, camminare, nuotare, andare in bicicletta permette di contrastare l’accumulo di massa grassa (altro importante fattore di rischio cardiovascolare); la contrazione muscolare inoltre migliora il ritorno venoso combattendo in questo modo i disturbi correlati all’insufficienza venosa. Rinunciare a piccole comodità come l’ascensore o l’auto per ogni piccolo spostamento rappresentano piccoli gesti che sommati fra loro permettono di stimolare positivamente  il proprio benessere generale.

E se si approfittasse del cambio di regole dell’estate per smettere di fumare? Sappiamo bene come le abitudini e lo stress favoriscano il rito della sigaretta: quale miglior periodo quindi per facilitarci durante i giorni di vacanza quanto avevamo in  mente da tempo, vale a dire l’addio al vizio del fumo?

È scritto a caratteri cubitali: la sigaretta nuoce gravemente alla salute. Sappiamo che il cancro al polmone può risultare fatale, ma minimizziamo o ignoriamo i rischi d’infarto, di attacco cardiaco o di ischemia cerebrale.

Il fumo di sigaretta è responsabile di circa un quarto dei decessi correlati alle malattie cardiovascolari. L’ossido di carbonio prodotto dalla combustione del tabacco sostituisce l’ossigeno trasportato dal sangue favorendo i depositi di colesterolo sulla parete delle arterie (aterosclerosi). È noto inoltre come la nicotina aumenti la pressione arteriosa, riduca il livello di colesterolo buono e favorisca la formazione di coaguli (trombi).

Approfittiamo del fatto che la mancanza di nicotina si fa sentire meno in vacanza, proprio grazie ad una maggiore rilassatezza e cambio di abitudini, per dare una sterzata verso il nostro benessere. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che anche lo stress è uno dei principali fattori psicologici coinvolti nel deposito di colesterolo nelle arterie: quindi anche i ritmi più rilassati della vacanza favoriranno la riduzione della colesterolemia senza alcuno sforzo!

Buona estate, quindi, di proficui propositi!



Dott. Matteo FrancioniTeoria e pratica di un sano stile di vita

a cura del dott. Matteo Francioni

[Cardiologo Ospedali Riuniti di Ancona]

[giugno 2016] – Le malattie cardiovascolari di natura aterosclerotica sono patologie croniche che possono svilupparsi in modo insidioso lungo l’intero arco della vita e che progrediscono generalmente verso stadi avanzati dal momento dell’esordio della sintomatologia.
Le malattie cardiovascolari sono strettamente connesse allo stile di vita, in particolar modo all’uso di tabacco, alle scorrette abitudini alimentari, alla sedentarietà e allo stress psicosociale, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che oltre tre quarti della mortalità cardiovascolare globale può essere prevenuta mediante l’attuazione di adeguate modifiche dello stile di vita.

Sicuramente ciascuno di noi saprebbe rispondere senza particolari difficoltà ad un questionario in cui venisse chiesto quali sono i fattori di rischio che predispongono allo sviluppo di malattie cardiovascolari, ma tutto diventa molto più difficile quando siamo chiamati in prima persona a mettere in pratica queste raccomandazioni.

Nel 2007 è stata ratificata nel Parlamento Europeo la Carta Europea per la Salute del Cuore. Tale dichiarazione, volta a preservare la salute pubblica, ha ottenuto l’adesione della maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea (UE) e definisce gli elementi necessari al conseguimento della salute cardiovascolare:
•    astenersi dal fumare,
•    praticare un’attività fisica appropriata: almeno 30 minuti 5 volte alla settimana,
•    adottare una corretta alimentazione,
•    evitare il sovrappeso
•    mantenere la pressione arteriosa al di sotto di 140/90 mmHg,
•    mantenere i livelli di colesterolo al di sotto di 190 mg/dl,
•    normalizzare il metabolismo glucidico (prevenire e correggere il diabete)
•    evitare gli stress eccessivi.

L’impatto di queste misure preventive è molto più determinante dei farmaci e dei trattamenti che possiamo utilizzare dopo un primo evento (infarto miocardico o ictus): oltre il 50% della riduzione osservata nella mortalità per infarto è dovuta alla modificazione dei fattori di rischio e meno del 40% al miglioramento dei presidi terapeutici. I dati scientifici non lasciano spazio ad ulteriori esitazioni.
Molto spesso incontro pazienti che sono preoccupati della salute del loro cuore e vengono a rassicurarsi con una visita cardiologica, come una sorta di “tagliando” annuale.

Dobbiamo essere consapevoli che la prevenzione vera degli eventi cardiovascolari, di eventi ad elevato impatto sociale perché determinanti disabilità, incapacità di proseguire nell’attività lavorativa, non viene fatta con le visite specialistiche o con i controlli se non c’è una forte attenzione quotidiana alla propria salute.

Ciascuno di noi ha la potenzialità di indirizzare la propria storia futura in ambito cardiovascolare, affrontando tutti i giorni con coraggio e determinazione i fattori di rischio ed impegnandosi fortemente ad acquisire abitudini alimentari corrette, smettere di fumare, fare attività fisica quotidiana ed evitando il sovrappeso.

Se vogliamo veramente proteggere il nostro cuore e la nostra salute, ogni giorno rispondiamo alla stessa domanda: cosa faccio oggi per far stare bene il mio cuore?

La teoria la conosciamo tutti, non è mai troppo presto per cominciare ad agire.



attività motoria prevenzione osimoLa prevenzione in “movimento”

Continua il servizio gratuito di attività motoria per soggetti a rischio presso l'Ospedale S.S. Benvenuto e Rocco di Osimo


[dicembre 2015] – Prosegue ormai da diversi anni la collaborazione dell’Associazione Cardiologica Marche Onlus con il reparto di Cardiologia dell’Ospedale S.S. Benvenuto e Rocco di Osimo, che porta avanti un progetto per la prevenzione delle malattie cardiovascolari attraverso l’attività motoria mirata a soggetti a rischio, quali portatori di colesterolo, diabete, pressione arteriosa instabile e situazioni di sovrappeso.

Per questo la stessa Associazione Cardiologica Marche Onlus ha installato nella palestra dell’ospedale delle sofisticate apparecchiature idonee a tale scopo. Il servizio è economicamente a carico della stessa Associazione, pertanto il paziente usufruisce di prestazioni totalmente gratuite, ad esclusione degli esami necessari per l’idoneità nel caso non provenga dallo stesso centro di Cardiologia.

Nel corso degli anni l’Associazione ha contribuito, attraverso proprio la proposta di attività fisica, a far modificare certi stili di vita non corretti, a sottolineare ai pazienti un’attenzione più consapevole al benessere in termini di dinamicità nella vita quotidiana e, fattore importante, il miglioramento di certi valori clinici. Quest’anno l’attività è positivamente ripartita, anche grazie al dott. Nicola Tarquinio che si è ben adoperato in merito, con la consapevolezza di un’importante finalità a supporto della prevenzione delle malattie cardiovascolari, impegno che l’Associazione si è assunta nei confronti della collettività e che svolge da ormai 13 anni sul territorio.


defibrillatore semiautomatico associazione cardiologica marche onlus


Focus sul defibrillatore semiautomatico


[maggio 2014] – La legge d’obbligo c’è già (n. 191 del 23 dic. 2009 e relativo DM 1832011), in attesa che le Regioni la applichino in modo più rapido ed estensivo, guardando sia alle forze dell’ordine che ad un volontariato da sempre disponibile ed in lotta contro il flagello del costo zero. Applicare subito il defibrillatore vuol dire sapere immediatamente se ci troviamo di fronte ad un arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare e quindi poter salvare la persona.

Si potrebbero salvare percentuali molto elevate di persone se tanti cittadini sapessero praticare le manovre di soccorso e se fosse già attivato l’obbligo di presenza del DAE nei luoghi in cui il rischio è statisticamente maggiore, magari coinvolgendo la scuola italiana e altri ambiti come il luogo di lavoro o spazi pubblici.

La defibrillazione precoce può fare la differenza tra la vita e la morte soltanto quando viene utilizzata nei primi 5 minuti dall’evento, meglio ancora se si scende a 2-3 minuti; le possibilità di salvare il paziente scendono del 10% ogni minuto che passa dal collasso, ecco quindi che dotare un impianto sportivo di un defibrillatore rappresenta un’assicurazione sulla vita per tutti!

Il Defibrillatore semiautomatico esterno (DAE), dotazione di soccorso comune all’estero, è ancora temuto o sconosciuto ai più. È assolutamente sicuro: non eroga scariche se non indispensabili. Parla e dà istruzioni spesso attendibili al 99,9%. Rende molto più sicuri una palestra, un cinema, una chiesa, la “panchina” del campo di calcio o tennis, un treno, uno stabilimento balneare, una stazione ferroviaria, un aeroporto…

Si acquista con poco più di 1.000 euro: un giorno di degenza in Rianimazione costa molto di più. Tutti possono imparare ad usarlo: basta superare un corso di 4-5 ore, in alcune realtà anche di durata inferiore.

Va da sé che è fondamentale rendere il DAE presente e disponibile come un idrante-estintore, insegnando anche alle scuole superiori a riconoscere l’emergenza, telefonare presto e bene, iniziare il BLS (Basic Life Support, supporto vitale di base) e… accendere il DAE!


Il defibrillatore semiautomatico esterno è una dotazione di primo soccorso comune all’estero nei luoghi pubblici, alla pari dell’estintore.